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Notte Degli Spiriti PDF Stampa E-mail
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Lo sapete che le “nostre” feste tradizionali e agricole derivano dalle antiche celebrazioni celtiche? E che la maggior parte delle feste cattoliche si sono sovrapposte a precedenti celebrazioni pagane di cui hanno assunto anche in parte il significato? Gli autori di questo libro ci svelano un universo di tradizioni, feste e spiritualità legate al mondo agrario fatto di cicli stagionali e di feste del Sole, tradizioni il cui significato più profondo oggi è quasi completamente rimosso, e delle quali, invece, si sente sempre più l’esigenza di un recupero per imparare nuovamente a rispettare e salvaguardare la Natura e noi stessi. La più significativa di queste celebrazioni sta tornando oggi in auge come festa commerciale col nome di Halloween. Chi non la conosce? E chi sa che non è stata importata dagli Stati Uniti, come molti credono, ma che sono stati gli emigranti irlandesi a portarla con loro in America, poiché si tratta dell’antico capodanno pagano celebrato in tutta Europa nei tempi antichi? Nel testo viene spiegato il significato di questa antica celebrazione, quando ancora la festa si chiamava Samhain e rappresentava l’inizio della “stagione oscura”, e la sua affascinante simbologia; inoltre, gli autori rivelano quali delle tradizioni che ancora oggi vengono seguite in Italia affondano le loro origini nelle antiche celebrazioni celtiche.
Infine, nella seconda parte viene preso in esame il cosiddetto revival pagano che ha portato alla nuova diffusione di quelle antiche conoscenze e tradizioni che vanno dallo sciamanesimo alla stregoneria, dall’odinismo al druidismo, fino al culto della Dea, cercando di darne una spiegazione alla luce dei cambiamenti sociali e spirituali in atto in quest’epoca. In particolare, l’accento viene posto sulla grande diffusione che sta avendo la “riscoperta” del femminino, di quel principio di cui emergono da più parti il mistero e la forza, e che è stato per secoli osteggiato e perfino escluso da una cultura maschile e maschilista più dedita alla “distruzione” e “depredazione” che alla “creazione” e alla “solidarietà”. E se il recupero del culto della Dea si dimostrasse una chiave per “cambiare strada” e “salvare” l’uomo da se stesso? E se ritornare ad adorare la Dea Madre Terra, come facevano tutti i nostri antenati, fosse il mezzo per ritrovare la sintonia con l’“ambiente” la cui perdita ci sta rendendo tutti pazzi e malati? E se il recupero e la reintegrazione del principio femminile nell’individuo e nella collettività fosse la prova che l’umanità deve affrontare in questo suo difficile momento di crescita?
 
I capitoli:
Il calendario celtico
Le “feste del fuoco”
Samhain, il tempo degli spiriti
“Ognissanti” e la commemorazione dei defunti
La festa di san Martino
La magica notte di Halloween
Il “cerchio dell’anno” e i festival pagani
Le “feste del Sole”: equinozi e solstizi
Sciamanesimo, druidismo, odinismo, stregoneria, wicca: perché si sta diffondendo il neopaganesimo?
Il principio femminile oltraggiato e cancellato e la sua reintegrazione come cura dei mali del mondo
Futuro prossimo venturo: il passaggio di coscienza che attende l’umanità

INTRODUZIONE


La luce che ha caratterizzato la giornata comincia a calare, mentre salgono lente le ombre che annunciano il tramonto, e i prati e il bosco che hanno accolto la nostra camminata nella natura cominciano ad assumere toni di colore più cupi, più scuri. Il terreno è umido sotto i nostri passi, qualche rumore isolato e affrettato ci avverte che non siamo gli unici abitanti del bosco, e che gli animali si affrettano a tornare ai loro nidi e alle loro tane… Una nebbia sottile si alza, e sembra provenire da chissà dove, da chissà quali altre arcane dimensioni, quali altri mondi misteriosi… I pensieri sono corsi via veloci nel pomeriggio, talmente veloci che con loro è volato anche il tempo, e si è fatto tardi… è sera, ormai, e gli alberi hanno contorni sempre più indistinti, e sembrano divertirsi ad assumere le forme più strane, più bizzarre… Per fortuna conosciamo bene il sentiero, che è saldo e sicuro… l’abbiamo percorso molte volte per andare a raccogliere i funghi e le noci con i quali la sera ci rallegriamo con gli amici e la famiglia davanti a un bel fuoco, narrandoci storie di fantasmi e di paura…

Lo conosciamo così bene che non capiamo come mai, ora, subito dopo la curva presso la grande quercia, non troviamo la pietra sulla quale siamo soliti sostare per riposare un poco, e non udiamo più nemmeno il suono del torrente al quale ci dissetiamo nelle giornate più calde… e poi, questo bivio non c’è mai stato, ne siamo sicuri, ne abbiamo una certezza assoluta… Ci fermiamo un attimo, scuotendo il capo e cercando di ricordare il percorso compiuto per arrivare fin qui, e di capire dove possiamo aver sbagliato strada… se ci voltiamo per guardare il sentiero, non vediamo ormai altro che nebbia e oscurità… Una strana sensazione si impadronisce di noi, rendendoci inquieti, insicuri… anche i nostri pensieri sembrano diversi, ora, sembra addirittura che non appartengano nemmeno più a noi stessi, come sembra che su questo sentiero, in questo bosco, su tutto il pianeta non sia rimasto nessun’altro all’infuori di noi… Ma questo sentiero, non finisce mai?

Acceleriamo il passo, e con esso i battiti del nostro cuore, mentre il sudore comincia a imperlarci il volto e la tensione sembra essere una morsa che si stringe a ogni istante sul nostro cuore… Vorremmo metterci a correre e a urlare, se non fosse che così avremmo ancora più paura di smarrirci definitivamente in quello che prima era il bosco sicuro nel quale ci recavamo per le nostre scampagnate, e ora sembra essere diventato una foresta carica di mistero e di presagi… Ma ecco, là, in fondo, un bagliore, una piccola luce, forse una lampada, e sembra che stia venendo proprio nella nostra direzione… Sì, è così, si sta avvicinando!... Sarà forse qualcun altro che si è perduto, e che sta cercando la strada per uscire da qui… Finalmente! Con l’aiuto della sua lampada, e con un po’ di fortuna, saremo fuori tra poco, e potremo scordarci questa brutta avventura, e riderne davanti al fuoco dove, come ogni sera, sono riuniti i nostri cari ad aspettarci… La luce è sempre più vicina, e riusciamo già a distinguere, pur nel buio assoluto, la sagoma di chi la impugna… Ma, a ben guardare, non sembra essere una lampada… ha una forma così strana, e non è nemmeno una torcia… Ecco, ora siamo a pochi passi l’uno dall’altro, e finalmente capiamo che quella strana lampada altro non è che una zucca svuotata con un lumino all’interno, e che la persona che la impugna è uno dei protagonisti dei racconti narrati, la sera, attorno al fuoco, mangiando funghi e castagne e bevendo del buon vino: è Jack-O’-Lantern, e in un attimo realizziamo che questa è la sera del 31 ottobre, e che la nostra anima è in grave pericolo!


La leggenda di Jack-O’Lantern

La zucca intagliata e scavata a formare un teschio ghignante è il fulcro, nell’immaginario collettivo, della tanto discussa e tanto celebrata festa di Halloween, e Jack-O’-Lantern, Jack delle lanterne, è il protagonista assoluto dei racconti e dei travestimenti di una delle notti più folli dell’anno, salita improvvisamente alla ribalta negli ultimi anni per il successo crescente che sta conquistando un po’ ovunque in Europa, dopo essere divenuta una delle ricorrenze principali del continente americano. Le versioni che raccontano le vicende che hanno portato Jack a vagare nella notte di Halloween con una zucca illuminata che funge da lampada sono veramente molte, e ognuna di esse presenta aspetti che risultano assenti nelle altre; oltretutto, nessuno a oggi è ancora in grado di individuare l’origine della storia di Jack e della sua bizzarra lanterna, anche se si ritiene che possa provenire dai racconti che gli emigranti europei portarono con sé nel loro esodo nel Nuovo Mondo.

Una delle versioni che riscuote maggior credito tra coloro che la sera di Halloween si travestono da fantasmi o da defunti momentaneamente sfuggiti all’aldilà, o che addirittura assumono le sembianze dello stesso Jack-O’-Lantern, narra che quest’ultimo fosse un simpatico contadino amante della compagnia, del buon vino, delle grasse risate e del tempo passato senza fare nulla, e nemico giurato del lavoro e delle fatiche: il buon Jack, infatti, era solito trascorrere gran parte delle sue giornate a riposare o nelle osterie, dove il suo viso grinzoso e la sua sonora risata erano conosciute da tutti.

Un bel giorno, mentre il nostro Jack si trovava intento a riposare – come al solito – sotto la grande quercia che grazie alla sua ombra rappresentava uno dei suoi giacigli preferiti, il diavolo decise di impossessarsi dell’anima dell’ozioso contadino e, in una nuvola di fumo, e lasciando un forte odore di zolfo, gli si parò davanti avvertendolo che, di lì a poco, avrebbe condotto la sua anima nelle profondità infernali. Ma il contadino, lungi dallo scomporsi, propose al diavolo una sfida: se fosse riuscito a salire fino in cima alla vecchia quercia – impresa mai riuscita finora a nessuno in tutta la contea – il diavolo avrebbe potuto avere la sua anima immediatamente, altrimenti avrebbe dovuto aspettare la dipartita del suo proprietario dal mondo dei vivi.

Il diavolo rise di gusto, considerando quanto fosse sciocco quel contadino ozioso e scansafatiche, e in un baleno salì fino in cima al grande albero; il buon Jack, però, era tutt’altro che stupido, e velocemente estrasse dalla tasca un coltello e incise alla base dell’albero una croce, impedendo in tal modo al diavolo di scendere a terra.

Imprigionato sulla pianta, il diavolo si trovò costretto a pregare Jack di cancellare il segno che gli impediva la discesa, ma quest’ultimo rifiutò ogni proposta finché il demonio, ormai esausto e resosi conto dell’astuzia e della resistenza del contadino, cedette e promise che avrebbe garantito qualunque cosa in cambio della possibilità di potersene tornare… all’inferno! A questo punto Jack riuscì a strappargli la promessa che, qualunque cosa avesse combinato su questa terra, non gli sarebbe mai stato permesso di varcare i cancelli dell’inferno, dopo di che si decise ad aiutarlo a scendere dalla quercia per andarsene.

Ormai sicuro che la propria anima non sarebbe mai finita in mano al demonio, Jack peggiorò le proprie abitudini e si diede ai bagordi più sfrenati, bevendo a crepapelle e diventando un vero patito del gioco d’azzardo, frequentando anche le mogli degli altri contadini della zona ed evitando, ma proprio nella maniera più assoluta, di impugnare la vanga o la zappa anche solo per un istante.

Ma alla fine, come è destino di tutti gli esseri umani, anche il nostro Jack dovette lasciare quella che per lui era tutt’altro che una valle di lacrime; ma confortato comunque dal patto che aveva stretto con il diavolo, si diresse sicuro e baldanzoso verso le porte del Paradiso.

Qui, però, lo attendeva la prima, amara sorpresa, perché i custodi delle chiavi d’accesso al Paradiso gli negarono il permesso di entrare, ricordandogli la vita dissoluta e piena di vizi che aveva condotto in terra, e lo indirizzarono verso l’inferno. Giunto ai suoi cancelli, Jack trovò ad attenderlo il demonio che aveva ingannato molti anni prima, che gli rammentò il patto che avevano stretto il quale gli impediva di farlo entrare all’inferno, a meno che non fosse riuscito a scambiare la propria anima con quella di un’altra persona. Il contadino si lamentò però con il demonio del fatto che l’Aldilà fosse molto buio, e che non si riuscisse a vedere a un palmo di naso, e che quindi non solo non sarebbe riuscito a trovare qualcuno con cui scambiare la propria anima, ma non sarebbe nemmeno stato in grado di fare un passo in quell’oscurità così assoluta.

Il diavolo, che in fin dei conti era un buon diavolo, raccolse allora un tizzone ardente e lo gettò al povero Jack, che prese una zucca da un orto, la svuotò e ve lo inserì in modo da poter rischiarare il cammino.

La notte di Halloween, quando il confine tra i mondi è più sottile, quando è più facile passare dall’uno all’altro, è possibile vedere Jack, ora Jack-O’-Lantern, vagare con la sua zucca illuminata tra boschi e brughiere in cerca di qualcuno con cui scambiare l’anima e che potesse così prendere il suo posto. Se Jack dovesse vedere che anche voi portate una zucca illuminata, penserà sicuramente che siete nelle sue stesse condizioni, che anche voi vi aggirate nella notte alla ricerca di un’altra anima, e non vi darà alcun fastidio.


Questo simpatico racconto, e le divertenti usanze che costellano la notte di Halloween nei paesi anglosassoni, inducono a credere che questa festa sia una innovazione dei tempi moderni, o che perlomeno sia completamente avulsa dalle tradizioni italiane e continentali in genere, e saremmo anche confortati dal sapere che la zucca è vegetale tipico del continente americano piuttosto che di quello europeo.

Sfogliando però con attenzione antichi libri, o ascoltando i racconti di qualche anziano che ricorda tempi lontani, molto lontani, oppure tuffandoci a capofitto nelle leggende e nei costumi popolari, scopriremmo che nei secoli che furono in gran parte dell’Europa erano in vigore usanze simili, che la notte di Halloween, pur se aveva altro nome, era di un’importanza capitale, e che durante questa stessa notte erano diffuse, al posto delle zucche, le rape intagliate a forma di teschio, in Scozia chiamate bogies, “spiriti maligni”, e le barbabietole scavate che in Inghilterra vengono ancora chiamate punkies, “piccoli teppisti”. Ma ancor di più, scopriremo che anche nelle nostre terre la notte di Halloween ha avuto un significato e una diffusione tali che si può a ragione parlare di questa data come di un vero e proprio spartiacque all’interno del ciclo del tempo, e considerarla addirittura simile a un Capodanno. E millenni fa la festa di Halloween era davvero un Capodanno, ma per comprenderne appieno il senso è necessario ora fare la conoscenza con un popolo che ha segnato in maniera profonda il Suolo e lo Spirito di un intero continente: i Celti.


I Celti: alle radici della spiritualità europea

Boschi impenetrabili, cupe foreste popolate di suoni e bisbigli, colline misteriose che celano arcani segreti e tesori nascosti, grandi pietre fitte nel terreno che emergono, mute testimoni e guardiani possenti, da nebbie più antiche dell’uomo… Questa l’immagine che si desta nel profondo dell’animo di molti di noi quando si evoca il mondo celtico, un mondo fortemente legato alla magia, al soprannaturale, a una realtà spirituale che è separata dalla nostra solamente da veli sottili che è possibile oltrepassare in alcuni momenti dell’anno, o in particolari condizioni, per accedere al luogo incantato nel quale dimorano gli spiriti, le anime dei defunti e le entità fatate – un luogo senza tempo che i Celti chiamano sid.

Sembra un mondo molto distante dal nostro, da quello che siamo abituati a conoscere, a vedere, a percepire: eppure, per un lungo, lunghissimo periodo è stato il mondo nel quale hanno vissuto le genti che hanno popolato le nostre terre prima di noi, quelle genti rissose e irriducibili, amanti sopra ogni cosa della libertà, in qualunque sua forma ed espressione, quelle genti gioiose e feroci, magiche e guerriere che prendono il nome di “Celti”.

Probabilmente originari di quell’immensa fucina di popoli che è la catena indo-tibetana, i Celti dilagarono nelle sconfinate pianure eurasiatiche tra il terzo e il secondo millennio prima della nostra era, sovrapponendosi e fondendosi con i precedenti abitatori – gli uomini del Neolitico – per dare vita a un’unione feconda e ricca di sviluppi per l’intero continente. Originariamente nomadi o semi-nomadi, si spostavano quando avevano esaurito le risorse delle foreste e dei pascoli, o per un eccesso della popolazione, oppure, a volte, chissà, per le ispirate parole di un capo o per puro spirito di avventura.

Nel mondo celtico il divino è ovunque, gli dèi – ma anche altre entità spirituali – non possono essere solamente in relazione all’essere umano, perché quest’ultimo fa parte di una realtà più grande, la Natura, e perché il celta si considera Figlio del Cielo e della Terra, la Grande Madre che verrà adorata, e amata, fino all’ultimo giorno della loro esistenza. Boschi, selve, montagne, colline, laghi saranno tenuti in grande considerazione perché lì, dicono i Celti, dimorano gli spiriti di Natura, e perché lì si va a cercare Potere… Laghi e corsi d’acqua in particolare saranno sotto la custodia di spiriti femminili, in grado di guarire se si portano loro rispetto e amore, e che talvolta appaiono nude, a pochi, fortunati mortali, mentre da quelle stesse acque emergono: sono quelle che conosciamo oggi come “fate”, o “ondine”, in realtà rappresentanti di quel Principio Femminile della Vita che i Celti tanto veneravano. E da un lago, e da una Dama del lago, Artù riavrà la sua Excalibur di nuovo forgiata, per poter continuare a essere il Re del suo popolo: per i Celti, infatti, la Sovranità è un attributo tipicamente femminile, ed è la Terra stessa, tramite le dèe sue rappresentanti, che riconosce il Re, che lo consacra tale, che lo rende suo sposo.

E in molte leggende celtiche il guerriero destinato a diventare re deve prima attraversare una serie di prove che potremmo definire iniziatiche e che culminano spesso nell’incontro con una donna vecchia e ripugnante con la quale l’uomo deve congiungersi carnalmente; vinta la propria ritrosia, il guerriero designato a sedere sullo scranno più alto della tribù celtica decide di unirsi sessualmente con la vecchia ma, non appena la sfiora con un bacio, quest’ultima si trasforma in una donna giovane, attraente e di meravigliosa bellezza, una delle tante forme che può assumere la Grande Madre, e gli rivela, infine, tra carezze e dolci momenti d’amore, di aver conquistato insieme a lei la Sovranità sulla Terra.

Compito del Re in futuro sarà infatti quello di farsi garante del patto sottoscritto con la Signora della regalità, che deve essere onorata e amata, alla quale non si deve mancare di rispetto, che si deve proteggere e tutelare; in caso contrario, il patto che lega il Re rappresentante della tribù e del popolo alla Madre verrebbe immediatamente a decadere, e conseguenze nefaste ricadrebbero sui responsabili e su tutti coloro che continuassero a garantirgli appoggio. In questo caso, il Re – legittimo e riconosciuto rappresentante del benessere del popolo – viene sacrificato, viene cioè inviato nel mondo degli dèi a chiedere riparazione per le gravi mancanze nelle quali è incorso, e sostituito con un nuovo sposo, scelto tra la categoria dei guerrieri, coloro che combattono per difendere la propria tribù o il proprio clan.

Per le ordinate legioni romane e per le temibili falangi greche l’incontro con i guerrieri celti rappresentò un vero e proprio shock culturale: lo spettacolo di questi giovani uomini nello splendore degli anni, dai corpi armoniosi e possenti, con i capelli rizzati sul capo con il gesso a formare la cresta irsuta del cinghiale, armati di spada e di lancia, a volte completamente nudi, sessualmente eccitati, e con il corpo dipinto con strani simboli, che si getta in un assalto folle, disordinato ma terribilmente efficace, era qualcosa che non rientrava ormai più negli schemi mentali delle popolazioni del mondo cosiddetto classico.

Sullo sfondo, avvolti dal mito e dalla leggenda, vero collegamento tra Cielo e Terra, stanno gli uomini sacri dei Celti, i druidi, i “molto sapienti”. In possesso di conoscenze senza pari sul mondo naturale, esperti di astronomia e filosofi arguti, medici e storici, maghi e sacerdoti, i druidi sono il punto di riferimento costante per l’intero mondo celtico: una loro decisione può fermare le guerre tribali, una loro parola può sconfessare un re, un loro gesto è in grado di scatenare tempeste e di sollevare montagne contro il nemico. Non lasciano nulla di scritto di loro stessi e delle loro dottrine, perché la parola fissata uccide lo spirito della verità, ma insegnano che l’uomo deve vivere con onore, che deve amare la libertà e combattere per difenderla, insegnano a rispettare i cicli naturali e a vivere in armonia con essi, e insegnano anche che la vita non finisce con il corpo, ma che l’anima è immortale e che – secondo la testimonianza di Cesare – passa in un altro corpo dopo la morte.

Difensori strenui di un mondo destinato alla sconfitta, si ritirarono sempre più nel fitto delle foreste, assediati da una realtà che appariva ai loro occhi sempre più lontana da una visione spirituale, e finirono, lentamente, con lo sparire.

Ma se le nostre notti e i nostri sogni sono ancora carichi di presagi e di magia è anche grazie agli incantesimi degli antichi druidi…


SOMMARIO

 


 

Ringraziamenti

Prefazione

Nota degli autori

PRIMA PARTE

INTRODUZIONE

- La leggenda di Jack-O’Lantern

- I Celti: alle radici della spiritualità europea

 

CAPITOLO 1

IL CALENDARIO CELTICO

- Il cammino delle stelle

- L’Isola di Smeraldo

CAPITOLO 2

LE “FESTE DEL FUOCO”

Imbolc, la festa della luce

Beltaine, la festa dei druidi

Lughnasadh, la festa del re

CAPITOLO 3

SAMHAIN, IL TEMPO DEGLI SPIRITI

- Il banchetto di Samhain

- Maiali divini

- Le bevande e l’estasi

- I doni del bosco

- Il falò sacro

- Di sacrifici, teste mozzate e sguardi nel futuro

- I Tuatha Dé Danann

- La Battaglia di Mag Tuireadh: il destino di un mondo

 

 

CAPITOLO 4

OGNISSANTI E LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

- Il cibo dei morti

- Spiriti nella notte

- Fuochi nella notte

 

CAPITOLO 5

LA FESTA DI SAN MARTINO

- Martino il santo, Martino il dio

- L’oca, le castagne e il vino

- Di san Martino, di un dio cervo e dei mariti cornuti

- San Martino “festa totale”

 

CAPITOLO 6

LA MAGICA NOTTE DI HALLOWEEN

- Di travestimenti, processioni notturne e streghe

- Uno sguardo al di là del velo

- Le mele, le noci, l’acqua

- Halloween, il periodo oscuro e il viaggio interiore

 

 

CAPITOLO 7

IL CERCHIO DELL’ANNO E I FESTIVAL PAGANI

 

- Il tempo della festa

 

- Il tempo come cerchio

 

- La spirale e il Triskell

 

- L’uomo, la realtà e il mondo

 

CAPITOLO 8

LE FESTE DEL SOLE: EQUINOZI E SOLSTIZI

- Il Sole e il Fuoco

L’Equinozio di Primavera (21 marzo)

Il Solstizio d’Estate (21 giugno)

 

- La notte di san Giovanni

 

L’Equinozio d’Autunno (21 settembre)

 

Il Solstizio d’Inverno (21 dicembre)

 

SECONDA PARTE

 

CAPITOLO 1

 

SCIAMANESIMO, DRUIDISMO, ODINISMO, STREGONERIA, WICCA:

 

PERCHE’ SI STA DIFFONDENDO IL NEOPAGANESIMO?

 

Introduzione

Le tradizioni pagane

- Lo sciamanesimo

- Il druidismo

- L’odinismo e le Rune

- La stregoneria

- La wicca

- Il significato del termine “pagano”

Perché si sta diffondendo il neopaganesimo?

- La crisi economica e sociale quale conseguenza esteriore di una crisi interiore

- L’essere umano sacerdote di se stesso

- La scienza d’avanguardia ci mostra un futuro spirituale, più che tecnologico

- Gli esoteristi e il “nuovo piano di coscienza”

 

CAPITOLO 2

IL PRINCIPIO FEMMINILE OLTRAGGIATO E CANCELLATO

E LA SUA REINTEGRAZIONE COME CURA DEI MALI DEL MONDO

Introduzione

Il Principio Femminile

L’annullamento del principio femminile

- Morte di una Dea

- Morte di una Madre

- Morte di una sacerdotessa

La reintegrazione del principio femminile come cura dei mali del mondo

 

CAPITOLO 3

FUTURO PROSSIMO VENTURO:

IL PASSAGGIO DI COSCIENZA CHE ATTENDE L’UMANITA’

Introduzione

La percezione della realtà e la fisica quantistica

Il DNA e l’ipercomunicazione

L’astrofisica e Giuliana Conforto

Il Nuovo Piano di Coscienza secondo Bernardino del Boca

Conclusioni

BIBLIOGRAFIA

IL CLAN DEL LUPO

SOMMARIO

 


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