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DALLA NEW AGE ALL’OLISMO:
LA GESTAZIONE E LA NASCITA DI UNA NUOVA ERA SPIRITUALE
di Mario Manzana
Nei lontani anni Sessanta, negli Stati Uniti prese avvio quel variegato movimento spirituale che in seguito divenne noto col nome di “New Age”. Nella seconda metà degli anni Novanta, dopo che la “New Age” aveva goduto di un periodo di grande diffusione che aveva travalicato i confini per dilagare anche nel “vecchio continente”, ed era stata in seguito abbondantemente infiltrata da mistificatori e cialtroni, dando motivi più che validi a coloro, e furono e sono tanti, che non aspettavano altro che denigrarla, si cominciò a parlare di “Next Age”, forse anche per prendere le distanze dal mare di offerte spirituali spesso in mano a personaggi quanto meno inquietanti della precedente “New Age”.
Oggi, abbassatosi il polverone dovuto alle mode passeggere, è rimasto lo zoccolo duro di quel movimento che in realtà rappresenta un bisogno “naturale” dell’umanità moderna di trovare nuovi valori dopo il crollo rovinoso, che ancora stiamo vivendo, di quelli del passato: la falsa democrazia; il benessere materiale come conquista e soluzione di ogni problema sociale e individuale; le religioni istituzionali che, ora si sa, hanno commesso più genocidi di quanto abbiano diffuso solidarietà e compassione; la distruzione ambientale fatta passare come “progresso”; la medicina allopatica che provoca più malattie di quelle che pretende di curare; ecc.
E finalmente si comincia a comprendere cos’è e come si sta evolvendo tra le coscienze questa “nuova” spiritualità.
Il primo tentativo di analizzarla in maniera organica e di valutarne gli influssi in tutti gli ambiti del vivere sociale si deve all’autore inglese William Bloom, che col suo SOULution, Il Manifesto dell’Olismo. Come la spiritualità moderna modifica ogni cosa, di recente pubblicazione in Italia presso Macro Edizioni, ha concretizzato un vero e proprio Manifesto dell’Olismo.
La parola olismo deriva dal greco holos, che significa “tutto intero”. Ed è proprio così che la nuova spiritualità considera, o meglio percepisce, ogni cosa: tutta intera. Ogni singola parte di qualsiasi processo, così come ogni individuo, non può essere considerato alienato dal resto dell’esistenza, ma interdipendente e connesso a essa. Sempre. Come afferma l’autore, C’è una sorta di memoria o armonica che ci connette con il resto del creato e che dimora in ogni singola particella e onda del nostro essere. E questo, probabilmente, è proprio il nucleo di questa nuova spiritualità, e anche ciò che più infastidisce e preoccupa le chiese tradizionali, che di fronte all’autonomia religiosa espressa dagli “olisti” risponde aggredendo e lanciando anatemi.
Ovviamente, la comprensione di essere tutti connessi e interdipendenti modifica profondamente l’approccio all’esistenza, alla vita quotidiana, e produce effetti profondi su ogni ambito del vivere sociale. Inoltre, è ben vero che questo stato di cose non è nuovo, da sempre ogni cosa nell’universo è collegata a ogni altra; tuttavia, la presa di coscienza che l’umanità lentamente sta facendo la porta a percepire la vita in modo nuovo e a pensare e ad agire di conseguenza.
Quando il numero degli abitanti della Terra che vive e percepisce in questo modo “nuovo” raggiungerà la cosiddetta “massa critica”, l’umanità potrà assistere a quel globale salto di coscienza che da molte parti è stato preconizzato (e che la “New Age” ha avuto il merito di portare a conoscenza di tutti più di quarant’anni fa) e che ci porterà a vivere “sulla Via del Cuore”, “per essere e non per avere”!
Ma lasciamo la parola a William Bloom, pubblicando di seguito uno stralcio del libro, in forma di intervista, che affronta alcuni dei temi portanti della visione olistica.
La dichiarazione d’intenti non è che l’inizio di una conversazione. So per esperienza che ci sono domande che si ripetono puntualmente, chiarificazioni che immancabilmente si rendono necessarie, di conseguenza ho voluto porle nelle pagine seguenti sotto forma di dialogo.
Domanda: Lei ha detto di interessarsi all’olismo. Ma che cos’è esattamente l’olismo?
Risposta: E’ un approccio sincero, aperto e caloroso alla spiritualità, al significato stesso della vita. I grandi interrogativi, insomma.
D.: Che cosa intende per “spiritualità”?
R.: Semplicemente che il mondo, la natura e l’universo sono meravigliosi e pieni di mistero, e che gli esseri umani amano entrare in connessione con tutto ciò ed esplorarlo.
D.: Lei crede in Dio?
R.: Sperimento la bellezza e il mistero della creazione. C’è chi preferisce definirlo “Dio”. Ma ci sono molti altri modi di interpretarlo e di definirlo. La spiritualità olistica accoglie tutti i diversi approcci.
D.: La spiritualità olistica è legata a una qualche religione tradizionale?
R.: No, ma ci sono degli olisti che lo sono. In effetti, c’è chi si trova a suo agio nel contesto di una religione tradizionale, pur avendo un atteggiamento olistico. Potrebbero ben definirsi “buddhsiti olisti”, “cristiani olisti”, eccetera.
D.: L’“olismo” è qualcosa di più di un semplice approccio a cuore aperto?
R.: Sì. Nell’olismo una delle idee fondamentali è il riconoscimento dell’interdipendenza di tutte le forme di vita, del semplice fatto che ogni fenomeno può influire su qualsiasi altra cosa; ogni frammento fa sempre parte di un intero. L’approccio olistico ritiene altresì che ogni forma di vita (compresi noi umani) sia in evoluzione e miri a realizzare il proprio massimo potenziale. Di conseguenza c’è una regola: non ostacolare la crescita di alcunché. Nell’olismo vogliamo offrire alla vita il sostegno di cui ha bisogno per svilupparsi. …
D.: Se l’universo è talmente bello e meraviglioso, perché gli esseri umani sono così crudeli? Cosa dice l’olismo a proposito della crudeltà del genere umano?
R.: L’olismo riconosce una realtà innegabile: gli esseri umani sono creature psicologicamente complesse. Siamo capaci di qualsiasi cosa, o quasi. E disponiamo anche del libero arbitrio. Il fatto che siamo capaci di manifestare la più orribile crudeltà non nega la generale bellezza del creato. Inoltre, nonostante tale potenzialità negativa, se le circostanze lo permettono gli esseri umani tendono a crescere e svilupparsi.
D.: Ma con un approccio del genere non si rischia di perdere tutto quanto di positivo c’è nelle religioni tradizionali?
R.: Assolutamente no, nell’olismo celebriamo i valori fondamentali e le qualità delle fedi tradizionali. Non solo, li intrecciamo in modo da ottenere qualcosa di ancor più significativo e solido. …
D.: Quale dovrebbe essere il primo passo di chi si avvicina all’olismo?
R.: Ci sono molti approcci diversi. Si potrebbe cominciare con il comprendere quale sia l’attività che meglio permette di aprire il cuore ed entrare in contatto con la natura. Oppure ci si potrebbe avvicinare alla medicina olistica, leggere qualcosa in merito. Sicuramente ci vuole pazienza. Inutile attendersi un’illuminazione istantanea.
E concludiamo con una considerazione dell’autore, che è anche un augurio, sulla natura dell’Olismo:
Ci troviamo in un momento particolare della storia umana in cui abbiamo ineguagliabili possibilità di cambiamento. Per la prima volta la nostra realtà è caratterizzata da un flusso abbondante e libero di informazioni, svincolate dalle vecchie strutture di controllo. Siamo in grado di gestire autonomamente la nostra spiritualità, la nostra educazione e la nostra crescita. Ma per potervi riuscire abbiamo bisogno di conoscere qualcosa della psicologia umana, altrimenti rischiamo di ricadere nel fondamentalismo e nell’ottusità. Dobbiamo altresì espandere la nostra consapevolezza fino a includere nella sfera della nostra calda attenzione l’intera rete della vita. Avendo messo da parte le vecchie teologie, possiamo renderci conto che il semplice fatto che siamo vivi ci rende esseri spirituali. Nelle nostre cellule e nella nostra coscienza siamo sempre connessi alla natura e al cosmo. La fonte, il destino e il significato dell’esistenza rappresentano un meraviglioso mistero: “dio”, in tutte le sue denominazioni.

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